La chiesa di San Michele Arcangelo a Kamudpur

L’attesa per la Dedicazione della chiesa  di San Michele Arcangelo a Kamudpur era grande. In molti divevano: “Padre, quando la chiesa sarà terminata lei abiterà più vicino e potremo avere la Messa più spesso.”

Il giorno finalmente arrivato, l’11 maggio scorso la nostra chiesa è stata offerta al Signore come suo tempio sacro ed è stata inaugurata la quasi-parrocchia che comprende 10 comunità cristiane che da Kamudpur saranno seguite: Palkichora, Chatlapur, Dabolchora Punjee, Kalenjee Punjee, Kurma Punjee, Kurma Bagan, Patrokhola Bagan, Patrokhola Punjee, Katabil e Modonmohonpur, in un raggio 20 km, fino ad adesso parte della vastissima parrocchia di Sreemongol, nel distretto di Moulvibazar.

La celebrazione

Numerosi sacerdoti hanno concelebrato con il Vescovo nella solenne liturgia. I seminaristi del Seminario Saint John hanno prestato il loro servizio e il coro degli ostelli dei fratelli Maristi hanno cantato splendidamente. Nella celebrazione hanno preso parte più di 1500 persone. Molti fedeli provenivano da altre parrocchie.

Erano prensenti anche i vicini, mussulmani e hinduisti di Kamudpur, curiosi di vedere cos’è una chiesa.

La “chiesa” e la “Chiesa”

La chiesa di mattoni è il segno della Chiesa, quel tempio fatto di coloro che il Signore Gesù chiama a sè per farne la sua dimora. È la prolungazione dell’Incarnazione del Verbo. La Chiesa è infatti una vita. È la vita di Cristo che scorre nelle vene dei suoi amici.

L’unzione dell’altare è il rito centrale della dedicazione della chiesa

Durante la celebrazione sono state collocate alla base dell’altare le reliquie di alcuni santi, portate da Bari come dono prezioso don Valentino Campanella, caro amico di don Francesco dai tempi del seminario. Sono le reliquie dalle ossa di San Pietro e San Paolo, San Francesco di Paola e Santa Francesca Cabrini. Le reliquie dei santi ricordano che la vita che Cristo dona è la santità. Tutti noi partecipiamo di questa vita per il battesimo formando una sola famiglia – coloro che già sono nella pienezza della gloria del Cielo, i santi; coloro che ci hanno preceduti nella morte e si purificano per le nostre preghiere; noi che siamo pellegrini in questo mondo.

Don Emanuele Valentino Campanella, porta in processione le reliquie dei santi
Ai piedi dell’altare vengono collocate le reliquie dei santi

In questa terra di piantagioni di tè e foreste, nella regione di Sylhet, in Bangladesh, dove la presenza dei cristiani non raggiunge lo 0,1%, la chiesa di San Michele annuncia che il Signore Gesù è presente, parla con i suoi amici, li rinvigorisce con i sacramenti e dà loro la consistenza di una comunità viva, disposta a condividere e ad annunciare il Vangelo.

La chiesa di San Michele Arcangelo

La chiesa di San Michele è semplice. È una costruzione di due piani: l’aula liturgica al piano terra e l’appartamento per i sacerdoti al primo piano. E’ stata realizzata grazie all’aiuto economico di “Church in Need”, “Missio Aachen” e “Propaganda Fide”. Ma molti altri benefattori in Ecuador, attraverso la Diocesi di Ibarra, e in Italia, attraverso la Associazione Shaplà hanno sostenuto l’opera.

Il vescovo d Sylhet, S.E. Mons. Shorot Francis Gomes, nell’omelia della Messa della Dedicazione, ha espresso gratitudine ai benefattori e alla diocesi di ecuadoregna Ibarra al cui missionario don Francesco Rizzo che ha costruito questa chiesa che adesso viene a lui affidata con il lavoro missionario che da qui si realizza. Mons. Gomes ha ricordato specialmente S.E. Mons. Valter Maggi “un vescovo dal cuore missionario”da cui nata la collaborazione fraterna della diocesi di Ibarra da quasi 8 anni. Il nome di San Michele dato a questa missione è dovuto proprio al patrocinio dell’Arcangelo su Ibarra.

Il Vescovo di Sylhet, Mons. Shorot Francis Gomes

Dagli artigiani della cittadina di San Antonio di Ibarra sono le sculture in legno que donano alla semplice chiesa di Kamudpur una grande bellezza che nutre il cuore e lo attira verso Cristo: il Crocifisso, la statua di San Michele Arcangelo, la colomba dello Spirito Santo sopra l’altare e le formelle della Via Crucis.

La statua dell’Arcangelo San Michele, opera del maestro Leonardo Limaico, di San Antonio de Ibarra, Ecuador
Le formelle della Via Crucis, opera del maestro Leonardo Limaico

Altri elementi significativi della chiesa sono il colore azzurro all’interno che significa il Cielo in cui si entra partecipando della liturgia, e, nella facciata il gran rosone simbolizza Cristo stesso con i dodici Apostoli per dire che la Chiesa è comunione fondata su Cristo.

Dal tempio alle opere di carità

Il tempio si prolunga poi nelle opere di carità. Una parte dell’edificio è il Centro di Promozione della Salute della Famiglia (costruito con l’aiuto della Conferenza Episcopale Italiana) e, un po’ più in là si sta costruendo la “Residenza delle studentesse” dove 32 ragazze (nella prima fase della costruzione, 16) provenienti dai villaggi dei lavoratori di tè e dei coltivatori delle foglie di “paan” potranno vivere e studiare frequentando le scuole superiori vicine.

Insomma una grande opera questa che il Signore sta realizzando attraverso le povere mani dei suoi amici.

Il coro è formato dai ragazzi e le ragazze dell’ostello dei Fratelli Maristi, Giasnogor
I seminaristi del Saint John’s Seminary, con il rettore don Francesco Rizzo e il vice rettore don Tues Barnard Nokrek

Per sostenere la Missione:

SHAPLA’ – Associazione no profit per il Bangladesh

Bcc Magna Grecia. IBAN IT 02 O070 6676 5320 0000 0039 267 ; Codice Swift: ICRAITRRTM0

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